Numeri alla mano, uno dei migliori centrali dell’ultima A2 che ha nel muro la sua specialità: Paolo Bonola è un nuovo giocatore dello Scanzo.

Due metri d’altezza, classe 1992, nativo di Sondrio e formazione passata per il florido vivaio di Monza per poi passare per tre anni ad Ongina in B, è reduce dall’esperienza a Taviano, in cui è stato una delle note liete. La formazione pugliese, infatti, dopo un’annata travagliata è scivolata in A3 per poi cedere i diritti sportivi a Bolzano. Eppure Bonola nella graduatoria individuale ha chiuso all’ottavo posto con la bellezza di 69 muri nei 105 set disputati, frutto di 26 gettoni all’attivo: un dato ulteriore che ne certifica il valore.  “Ho riflettuto sui pro e i contro della mia scelta – ammette – e l’unica nota dolente avrebbe potuto essere quella della categoria. Invece penso che per la gran parte di noi che ha disputato la A2 sia uno stimolo in più, per tornare laddove vogliamo e dobbiamo. E’una sfida, c’è grande voglia di vincere soprattutto dopo un anno complesso come quello in Puglia. Sono molto carico per entrare in un progetto con un obiettivo ben chiaro, oltretutto a lungo termine. Inoltre l’insistenza con la quale mi hanno voluto in giallorosso sia coach Zanchi che il ds Benvenuti è motivo d’orgoglio”.

Il 27enne valtellinese, che ha condiviso – pur da aggregato alla prima squadra – l’esperienza a Monza 2014/2015 in A1 con Bonetti e Procopio si racconta così: “I miei punti di forza – sottolinea – sono muro e battuta mentre devo migliorare in attacco. E faccio della grinta una delle caratteristiche. L’anno con Matej Cernic? Un onore e un piacere avere avuto come capitano un campione che potevo ammirare soltanto in tv”. E la password per primeggiare in quella B già vinta da Paolo con la maglia di Ongina? Eccola: “In questa categoria – rileva – le squadre tendenzialmente giocano meglio in casa facendo più fatica in trasferta. Con l’incognita A3 è complicato immaginare oggi il livello della B. La certezza è che la differenza la farà la testa: vietato distrarsi altrimenti si rischia con tutti. E noi non possiamo permettercelo, consapevoli del ruolo che siamo chiamati a recitare”.

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