“Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano”. Dopo 12 anni Damiano Valsecchi torna a Scanzo per indossare nuovamente la maglia con la quale tutto è cominciato, quella del suo paese, quella che per lui è sempre stata una seconda pelle, quella che si è trasformata nel lasciapassare verso una carriera vissuta tra massima serie, A2 con tanto di rapido sconfinamento nella A svizzera.

E così dopo un’annata maiuscola a Brescia (stoppata ai quarti da Piacenza, poi promossa in Superlega), il centrale bergamasco ha scelto di sposare il progetto giallorosso: “E’ il momento giusto – spiega Valsecchi – perché tante combinazioni si sono incastrate alla perfezione. Con il presidente Giancarlo Viti si è cercata a lungo la soluzione giusta che è finalmente arrivata. Ho deciso di scendere di categoria per fare un percorso diverso dal solito, l’obiettivo è a lungo termine e molto importante, ma preferisco pensare ad un passo alla volta”.

Anche perché Valsecchi non si confronta con la serie B dal biennio 2008-2010, dai tempi dell’Itas Diatec Trentino, la società che ne aveva acquisito il cartellino proprio da Scanzo un anno prima perché aveva visto nel ragazzo tutte le caratteristiche della “promessa”: “Ho cominciato con la pallavolo a 9 anni – racconta -, all’inizio facevo fatica e nemmeno mi piaceva, anche perché arrivavo da un triennio di pallacanestro. Poi tutto è cambiato. A 15 anni Trento mi aveva notato per prima al “Trofeo delle Regioni” così ho scelto quella destinazione. Non era ancora il club glorioso di oggi, ma nello stesso periodo del mio arrivo ecco l’acquisto di Matey Kaziyski: è stato il primo tassello per la svolta”. Nel 2009/10 e nel 2012/13 – dopo un periodo nel Club Italia – Valsecchi ritrova il fuoriclasse bulgaro cosi come i vari Juantorena, Raphael e Birarelli sotto la guida di Rado Stoytchev. Ma in A1 torna anche nel 2014/2015, a Milano, prima come terzo e poi trovando spazio nel girone di ritorno agli ordini di Marco Maranesi Per il centrale orobico l’iter di crescita, naturalmente, era passato anche da una categoria che ha mantenuto intatte nel tempo le sue caratteristiche: “La B – rileva – non è cambiata. Impianti piccoli, pubblico caldo e avversarie insidiose che, al cospetto dei favoriti – vanno a caccia della partita della vita. Vogliamo la promozione sul campo, la strada sarà molto tosta però farò di tutto per tornare in A con il giallo ed il rosso addosso”.

Per Damiano, ovviamente, è molto più che una questione di cuore. E’ un intreccio di ricordi ed emozioni allo stato puro, una miscela più forte anche di tante offerte giunte dalla A2 e rispedite in un attimo al mittente: “Non ci ho pensato neppure per un attimo – rivela -. E’ troppo emozionante e altrettanto stimolante pensare d’essere in campo al PalaDespe che, costruito da poco, mi vedeva ragazzino dell’Under 16 andare ad allenarmi con la serie C. Oppure penso a quando ero a bordo campo come raccattapalle a Bergamo nell’anno della serie A2, il 2004/2005. E due settimane fa ho riaperto un vecchio borsone di Scanzo in cui ho trovato la mia maglia. La prediletta, la numero 8”.

Per un giocatore nato il 28/8 e che, tra poco più di un mese, compirà 28 anni, poteva esistere un momento migliore per tornare al primo amore?

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