Il posto 2 arriva dalla A2 per il più classico dei ritorni alle origini: a tre anni di distanza Michele Malvestiti riabbraccia Scanzo. 23 anni compiuti il 28 giugno, 198 centimetri e opposto di grande fisicità, dopo la trafila nel vivaio giallorosso ha completato la sua formazione a Monza. La prima opportunità in serie A giunge la scorsa stagione a Brescia, con cui si ritaglia spazi importanti e raggiunge la finale di Coppa Italia mentre nell’ultima si sposta di un’altra manciata di chilometri per raggiungere Cantù, nella veste di vice di Matheus Motzo ovvero uno dei migliori interpreti nel ruolo. Il PalaDespe rivedrà dunque un Malvestiti cresciuto, cambiato e soprattutto fortificato dalle esperienze lontano da casa: “Conosco l’ambiente e la mentalità di Scanzo – spiega -, è la stessa che ho io e che mi ha permesso di approdare in A. Sono felicissimo per questa opportunità anche perché mi sento pronto per affrontare un torneo da titolare. Farlo con il giallorosso addosso poi è ancor più speciale. Sono migliorato soprattutto sul piano psicofisico e, in tal senso, uscire dalle proverbiali mura domestiche è stata una fortuna. Ora voglio contribuire al salto di qualità che merita questa realtà”.

Il biennio alle spalle ha lasciato un segno indelebile, non solo sul piano del curriculum: “A Brescia – sottolinea – sono riuscito a sfruttare le mie occasioni ed avere come compagni dei campioni come Cisolla e Tiberti, sempre pronti a dare preziosi consigli, è stata una fortuna incredibile. A Cantù ho avuto meno spazio in virtù delle grandi prestazioni di Motzo, ma essere guidato da coach Matteo Battocchio è stata incredibile. Una persona rara, il miglior tecnico avuto fin qui trascinato da un’enorme voglia di vincere comunicata alla perfezione. Una volta trovata la giusta sintonia, con un allenatore del genere si può solo migliorare. Non è un caso se il Pool Libertas ha disputato un girone di ritorno d’altissimo profilo ed ha raggiunto i quarti dei play-off”. A Scanzo “Malve” ritroverà anche tanti amici, compagni di tante battaglie, da Mario Gritti a Daniele Viti, da Daniele Cassina ai fratelli Jacopo e Mattia Parma: “Un altro aspetto che mi ha convinto a dire sì – ammette – perché è fondamentale costruire un gruppo coeso, poggiato su elementi capaci di stimolarsi a vicenda e di creare la chimica, ovvero un fattore determinante per raggiungere gli obiettivi. Talvolta in allenamento la differenza la fanno la battuta in più, la ricezione in più o l’attacco in più. Sono tutti dettagli-chiave per vincere un campionato. Non l’ho mai fatto. Spero che sia la volta buona”

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